La Costantini

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Mancavano pochi giorni alla discussione della tesi magistrale. Ero di ritorno da Roma in quel di Lecce. La tesi, già bella impaginata, era tra le mani della mia correlatrice e mi attendeva una commissione con ben 12 membri.

Da lì a pochi giorni dovevo risolvere un problema, assolutamente, ben più complesso: trovare le scarpe. L’ unica certezza, nel mare di confusione mentale tra treni e esami, era la scelta di un tacco 12 all’ altezza del ‘palco’ che mi attendeva.

La Costantini sa che non c’è palco che tenga quando a sostenerti, oltre a tanto olio di gomito e il KI alla massima potenzac’è un colpo di Tacco.

Siccome in una delle mie vite precedenti, avevo deciso di intraprendere la carriera universitaria, mentre sceglievo il concorso per il dottorato, apparve sul mio cammino un professore universitario con la proposta di pubblicare la mia tesi come capitolo in una rassegna nazionale (e da aspirante dottoranda accettai).

Il libro era in stampa, il professore chiamò per invitarmi a pagare ‘volontariamente’ 250 € per 10 copie del libro. Da buon samaritano «lo dico per te, le copie del libro ti servono per il concorso» tanto volenteroso di aiutarmi, si rivelò nella sua vera natura: un venditore di pentole e senza nemmeno includere il classico televisore da 14 pollici (con telecomando).

La Costantini, eschimese da generazioni, non accettò di comprare ghiaccio in cambio di ‘qualcosa’ veramente sudato e disse: io non caccio una lira. 

Andare contro sé stessa, per un sogno, obiettivo o desiderio; cedere a ricatti in nome di un sistema non è traiettoria della libertà.

Partita da zero per il Messico, 30 kg di valigia, 10 anni di palchi, piazze, convegni, spiagge (mancavano solo le riunioni condominiali) con un unico obiettivo: fare TV.

Nel paese dei sombreri tra conferenze, eventi, collaborazioni con aziende (qualche ‘siesta’ ogni tanto) e invitata come ospite nella tv locale, arrivò la convocazione per un programma nazionale su KW. Canale tra i primi 300 nel rating messicano sopra BBC e FOX.

Ero candidata alla co-conduzione e mi stavo preparando per quel ruolo. Un bel giorno in produzione, uno dello staff, decide di provarci spudoratamente mettendomi in imbarazzo davanti a tutta la troupe. Il giorno dopo, il produttore, rammaricato dell’accaduto, conclude il suo discorso dicendo «la prossima volta che tenta di abbracciarti tu vieni e abbraccia me». L’abbraccio è un gesto di volontà e libertà…

ed io scelgo di abbracciare …
〈dicevamo…〉
Bastarono le parole a ‘salvarmi’, sfanculare il programma, tutto l’entourage e i loro ‘piccoli’ abbracci.

La Costantini, riparte da se stessa, autoproduce tutto (video, testi, format) e nel tempo libero tra viaggi, feste, divano e amici (ormai visto che ci sono lo dico):  ABBRACCIA.

 

Sa che il limite è il cielo e il mondo la casa,
Sa che la voce è il mezzo,
sa che il microfono è un amplificatore,
sa che il video è un canale preferenziale e il palco un porto sicuro,
sa che chi è libero crea la propria realtà.
sa che, non a caso, il motto è:

A GANAR!

Federica Costantini

post scriptum 
(io non caccio una lira)